| « Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto! » | |
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(Ramón Rojo, rivolto a Joe)
" vali più da vivo che da morto, Doc! " (Indio Spyros, rivolto a Joshua Javellin)
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Caldo. Faceva troppo caldo. Era da tempo ormai che si trascinava.
Seguiva più il suo istinto. che non una direzione precisa. E bestemmiava.
Era colpa di tutti: il suo Ufficiale Superiore, il suo dio, il mondo.
In ogni caso non era il suo.
AixiA III era una vera palla di fango galleggiante nel cosmo. Inutile quanto basta, ma il suo velivolo aveva deciso di sbatterci sopra e renderlo, per ora, il centro dell’Universo.
L’incidente era avvenuto due giorni prima, durante una ricognizione ai limiti estremi della zona neutrale.
L 'obiettivo era di rintracciare i resti di una flotta nemica che tentava di riorganizzarsi nei pressi del sistema AixiA.
Ma, al pari di un animale ferito, il Nemico lanciò una disperata controffensiva. Molti avevano perso la vita.
Fondamentalmente, l’aviatore precipitato, aveva altri problemi immediati, che non la gloria del governo.
Il segnale d'emergenza era attivato, ma la posizione di AixiA III era al di là di qualsiasi rotta, civile o militare.
Il suo intercettore, colpito e mutilato degli stabilizzatori principali, aveva iniziato una folle corsa verso lo spazio aperto, e solo dopo diverse manovre era riuscito a
riprogrammarlo verso il mondo più vicino.
AixiA III non era stato studiato approfonditamente dalla comunità scientifica. Verificatane l'abitabilità. il pianeta fu poi dimenticato durante le fasi concitate della guerra.
Davvero poco si conosceva riguardo fauna. flora od eventuali culture locali.
Adesso, dopo ore, il caldo umidiccio cominciava a sfiancarlo. Fermatosi, cominciò ad osservarsi intorno. Una delle regole dell’accademia obbligava ad un rapporto costante in territorio ignoto. L‘Esercito poteva sempre trarre un qualche vantaggio dalle sue esperienze.
Le piante più grandi apparivano come enormi torrioni lignei svettanti nel cielo. Un manto di humus ricopriva in larga parte il terreno sconnesso. Lassù, in alto, il sole: la stella AixiA, appariva nascosto dalle enormi foglie.
AixiA III brulicava di vita animale, e per il naufrago ciò poteva costituire un problema.
Su delle enormi foglie simili a figure geometriche, aveva intravisto alcuni rettiloidi dall’aspetto terrificante; e se nel cielo maestosi uccelli dalle piume multicolori volteggiavano innocenti, a terra feroci felini, grandi quanto una corazzata, avanzavano silenziosamente.
Dopo essersi rimesso in cammino, tutto ad un tratto dovette fermarsi. Restò affascinato: un segno d'intelletto si stagliava di fronte.
Dalle incredibili dimensioni, quella che sembrava una qualche dimora di antichi principi, dominava il panorama.
Colossale ed oscura, la costruzione emanava il fascino antico delle cattedrali di Shoggoth, la luce non riusciva a penetrare le pareti opache, se non attraverso strane finestre lunghe dal materiale trasparente e luccicante. Le mura di pietra liscia erano sporcare qua e là da chiazze d’antica umidità, grandi come laghi. Blocchi monolitici componevano le alte mura possenti, in parte ricoperti da bianca calce, in parte scoperti, gialli, porosi, e con segni del tempo millenario.
L’antica dimora si stagliava, imponente, in una radura all’esterno della giungla in cui l’aviatore era precipitato. Persino le mostruosità della foresta ne erano intimorite, restandone lontane.
Grande doveva essere il potere degli abitanti di quella dimora. Paragonabili ai Grandi Antichi della propria patria.
Si Avvicinò saltellando. Ad una più attenta osservazione, quel palazzo dimostrava tutto il peso dei secoli. Diverse crepe erano presenti in basso dove mucose umide si erano adagiate.
L 'aviere non era certo un esperto di architettura, ma non gli riuscì difficile riconoscere una certa rozzezza stilistica in quelle forme squadrate ed assurdamente rette. L 'insieme, pur nella sua maestosità, era basato su una serie di rettangoli, quadrati, cubi e parallelepipedi di varie misure.
L 'intera costruzione sembrava un postulato geometrico tridimensionale. La razza artefice di tutto questo doveva essere potente si, ma fredda: un grande popolo ma senza cuore.
Tutto questo filosofeggiare distrasse l'aviere, e quando un'orribile quanto innocua creatura vermiforme gli sfiorò le gambe d'istinto cacciò un urlo.
Questo fu un errore. Un rettiloide lo individuò dall’alto di una foglia dove, pigramente, riceveva qualche raggio di sole. Con un balzo tremendo si pose fra lui e la vegetazione impedendogli ogni possibilità di mimetizzazione o di fuga.
Mentre il rettile lo studiava con i suoi verdi occhi. 1'aviere impugnò il fucile, indietreggiando verso la costruzione aliena.
Il rettile alieno aveva cominciò a rincorrerlo.
Capì di non farcela.
Roteò il torso mirando ad uno degli occhi della bestia, sparando una, due, tre volte...
L 'animale, colpito, incespicò per un momento. Poi puntò nuovamente sull'aviere. Gli fu addosso in un lampo, mentre il povero naufrago sparava all’impazzata. I primi due colpi andarono a vuoto. Al terzo riuscì a far saltare via una zampa. Ma alla fine la natura aliena ebbe il sopravvento. La lingua rettile si avvolse al corpo dell’aviere, arrivando al collo e spezzandoglielo Morente nelle fauci del mostro, 1 'ultima cosa che il Coleottero vide, fu una creatura gigante dall’aspetto folle uscire dalla casa aliena. Fu l.ultima cosa che vide.
Quando il contadino aprì la porta, vide nel giardino una piccola lucertola sanguinante, senza zampe, con un occhio bruciato.
Pensò quanto crudeli potessero essere i ragazzini al giorno d'oggi.
Chi ha paura muore ogni giorno. Le loro idee camminano sulle nostre gambe, per non dimenticare qual'è la strada giusta.
Mercoledi ore 6.30 am, fuori era ancora buio e tirava un vento che non vi dico.
Meditavo sui massimi sistemi, chiusa nella mia stanzetta umida e buia, quando d'improvviso illuminazione mi colse.
Che fine aveva fatto Pasquale Laricchia?
Ma soprattutto: perchè non mi ero ancora presentata a Voi?
Che maleducata!
Ebbene...
Salve a tutti!
Una mail, uno scambio di opinioni ed eccomi qui a occupare questo spazio!
Mi chiamo Francesca [aka Francy] e vivo in una grigia provincia del nord Italia tra le Prealpi, i laghi e i confini svizzeri. Da più di due anni gestico un sito internet personale, collaborando anche con altri siti per i quali gestisco rubriche di tipo letterario e/o intrattenimento.
Sono convinta che l'ironia e l'autoironia salveranno il mondo, che a sua volta altro non è che un grande, enorme, gigantesco trash.
... E così, mentre spammo dicendovi che potete trovarmi anche QUI e QUI, Vi saluto e Vi ringrazio per la fiducia! ![]()
Buon tutto!
Francy 
Mi ero ripromesso già da giorni che il primo post dell'anno fosse dedicato ai ringraziamenti a KKBB, visto che mi ha fatto notare su queste pagine che con lui sono avaro di ringraziamenti. Ebbene eccoci qua. GRAZIE KKBB.
Perchè lo ringrazio? Presto detto.
Iniziamo da questa recensione di KIss Kiss! Bang Bang! realizzata da Baldo Di Stefano e apparsa nei giorni scorsi su www.amazingcomics.it
III for Vendetta
di Baldo Di Stefano
Irriverente. Provocatorio. Politicamente scorretto. Cinico. Dissacrante.
Questo, e molto altro, è Kiss Kiss! Bang Bang!, albo edito dalla Cagliostro E-Press.
Non fatevi fuorviare dal titolo, però: qui il film omonimo di Shane Black (indimenticabile sceneggiatore di una pellicola cult come L'Ultimo Boyscout) non c'entra nulla.
In questa riuscitissima black-comedy, ricca di humour nero al limite del farsesco, è Tarantino ad essere decisamente saccheggiato dagli autori, con continui rimandi a film come Pulp Fiction e Kill Bill in primis, ma senza trascurare il cinema di Hong Kong o i massimi esponenti dell'hard-boiled americano.
Il tema centrale di questo fumetto è, infatti, la Vendetta.
Una vendetta intesa però, non come necessità di ristabilire la giustizia a causa di un torto subito, ma come una cancrena che si diffonde a macchia di leopardo tra tutti i personaggi che vengono a contatto con Blas Buenaventura, di sicuro il più enigmatico dei tre protagonisti, trasformando immediatamente questo fumetto in una sorta di "tutti contro tutti", con alleanze temporanee che si sbriciolano a suon di pistolettate nel giro di poche pagine.
Non c'è niente di epico o di tragico o di filosofico in Blas, insomma, perchè lui non è né un Otello innamorato ferito nell'onore, né un'Uma Thurman in cerca di risposte, né un "V" di Mooriana memoria voglioso di riscatto morale.
Lui è solo un cane rabbioso, che si muove nella giungla metropolitana facendosi largo nel branco dei suoi simili grazie ai proiettili che escono a iosa dalle sue due 44 Magnum color inox, perchè il sangue, il sesso, la violenza, gli scontri, le sparatorie spesso gratuite, fanno parte integrante sia del suo DNA, che del metabolismo degli altri due personaggi principali, Momo e Mambo.
Un noir estremo, dunque, dove tutte le strade portano sì all'inferno, peccato però che ogni uscita di sicurezza sia stata in precedenza murata, precludendo ogni possibile via di fuga.
La storia è piuttosto complicata e il finale, ve lo dico subito, non c'è, nel senso che potete tranquillamente iniziare a leggere questo fumetto anche dall'ultimo episodio, che tanto il risultato non cambia.
La sua peculiarità principale risiede infatti nel tono provocatorio, a tratti scanzonato, che permea l'intera trama - a cominciare dal grido "eiaculatorio" di Blas, ironica citazione dell'inimitabile Ifix, tchen tchen del Commissario/Alieno della Sureté Francese, protagonista della mitica rivista di fotoromanzi porno anni '70 "Supersex" - e che fa di KK!BB! un fumetto che intrattiene decisamente con stile.
Gli ingredienti del resto ci sono tutti, a cominciare dal protagonista, un killer di professione senza più memoria, passando poi per Momo, la femme fatale che fa del sesso la sua arma più pericolosa, a Mambo, il killer omosessuale, fino ad arrivare a Rachid, il riccone re del porno con i suoi vizietti irrinunciabili e a cui tutto è sacrificabile, incesellati finemente in un contesto di atmosfere tipiche dei romanzi di Bukosky, con bar e ballerine di lapdance a farla da padrone.
Tutto parte da un plot iniziale, decisamente forte sia nei toni che nelle immagini, a firma di Piero Viola (testi) e Matteo Pirocco (disegni), su cui si innestano tutti gli altri episodi, con continui rimandi, digressioni e sfasamenti temporali, alla Pulp Fiction appunto.
A disturbare maggiormente è, come accade spesso in siffatti fumetti, l'utilizzo di disegnatori dal tratto troppo differente, che distoglie l'occhio e la mente da una storia già di per sé non semplicissima, anche se la qualità media rimane comunque alta, per raggiungere in alcuni casi livelli a dir poco ottimali, come ad esempio nell'episodio "Little Tokio", di Carnevale - Pierz, con una sequenza intimista, completamente muta, davvero efficacissima.
Un bel fumetto, dunque, anche se con qualche pecca narrativa qua e là (la spiegazione che danno gli autori sulla "strana" trasformazione che fa si che il bar sulla strada, dell'episodio iniziale, diventi una mega discoteca sotterranea in un altro episodio, non mi convince granché, sorry!) che una più attenta supervisione avrebbe reso sicuramente ineccepibile sotto ogni punto di vista.
Anche se, va detto, la sorpresa maggiore presente in questo albo è il ricco apparato redazionale con articoli, schede dei personaggi, retrospettive, antefatti, curiosità, quasi a formare una sorta di back-stage tipico dei contenuti "Extra" dei DVD, ma totalmente assente, se non in rarissimi casi, negli albi a fumetti, quasi a voler ribadire il concetto che questo KK!BB! è molto più simile ad un film che non ad un semplice fumetto.
E allora... buona visione!
Kiss Kiss! Bang Bang!
Testi: Piero Viola, Matteo Carnevale, Tolin
Disegni: Matteo Pirocco, Salvo Moscatt, Gianluca Torda, Emilio Lecce, Pierz
Cagliostro E-Press - 7 euro
Info: www.cagliostroepress.com
Kiss kiss! Bang bang! ™ & © degli autori
(06/01/2008)
E continuiamo i nostri ringraziamenti con questa altra recensione realizzata da Carmine Treanni e apparsa sull'ultimo aggiornamento di http://quadernisf.altervista.org
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Recensione di c.t. |
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GRAZIE KKBB!!!
PS: Con questo post mi sono divertito anche a provare la potenza dell'editor del nuovo pannello di controllo del blog... 
Ciao, un augurone di buone feste a tutto lo staff della Cagliostro e a tutti quelli che passano di qui, da parte mia... :) P.S. clicca sull'immagine per ingrandirla...
Questo e tanto altro lo trovate QUI.

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Io, per fortuna c'ho la camorra
Di Sergio Nazzaro
Fazi Editore, 224 pagine, 14,50 euro

Di Alessandro Bottero
Sergio Nazzaro lo conosco di persona, essendo lui stato responsabile del catalogo Mega per diversi anni. Ricordo con piacere le chiacchierate alle mostre mercato o per telefono. E voglio approfittare di questa recensione per chiedergli scusa. Perché? Perché non avevo mai colto il suo impegno civile, che invece traspare da queste pagine. Forse per una sorta di pudore reciproco non avevo mai spinto la frequentazione oltre una simpatica conversazione legata in fin dei conti solo ai fumetti e a problematiche che tutto sommato, rispetto a cosa scopro solo ora Sergio ha vissuto, dovevano sembrare (e in effetti lo sono) cosette prive di importanza. Ti chiedo scusa Sergio perché non ho colto la tua storia, restando sempre un po' in superficie. Ma forse questo è quello che capita spesso. Ci si incrocia come navi in momenti comuni, si scambiano due battute, magari si lavora assieme a un qualcosa di circoscritto e poi ognuno va per la propria strada. Ed è brutto. Poi magari la persona la continui a seguire perché leggi una rivista dove scrive anche lui, in questo caso Left, e ti dici sempre "Quasi quasi lo chiamo, per sapere come sta." Poi un giorno (il 23 novembre 2007) su Left vedi una pubblicità di un libro di un certo Sergio Nazzaro. Un libro che parla del Sud, che parla della camorra. Ma soprattutto un libro scritto da una persona di cui ho stima. E allora di corsa in libreria perché lo voglio leggere. L'ho letto. E forse sarebbe meglio se non l'avessi fatto. Il libro colpisce, e colpisce duro. La struttura è azzeccata. 24 capitoli (più uno "fuori orario") che seguono una ipotetica giornata. Una full immersion nel clima della camorra nella provincia di Caserta, ma non delle grandi città. Nei paesini tipo Mondragone, Sessa Aurunca, Frattamaggiore, Secondigliano. E poi anche Napoli, con una gita notturna che mi ha colpito doppiamente per la crudezza e la spietatezza (anche verso se stessi). E' un po' lo schema di "24", il telefilm con Jack Bauer, e forse solo Jack Bauer può combattere ad armi pari la camorra. In ognuno di questi capitoli accade qualcosa, o meglio accadono mille e mille cose ma in realtà è sempre la stessa: la resa. Lo Stato si è arreso. Al di là delle dichiarazioni di maniera e di reazioni violente quando succede qualcosa di straordinario o orribile, reazioni violente e temporanee, lo stato non esiste. La camorra sì, e questo fa sì che sia la camorra a controllare le cose. A dare stipendi. A far rispettare le regole. A concedere il permesso di vivere, di sopravvivere, o a negare questo permesso. Sergio Nazzaro racconta storie, piccoli fatti accaduti in quell'enclave annidata sulla via Domiziana e totalmente ignorati dalla stampa, o nel migliore dei casi visti solo come note di colore per riempire pagine di giornali o minuti nei TG. Io non so indicare pagine o storie più significative di altre. Sono tutte significative o non lo è nessuna. Non ci sono vie di mezzo. O ha senso fare memoria delle vittime e dei soprusi per cercare di onorare le prime e contrastare i secondi, o ce ne freghiamo di tutto e allora anche la storia più incredibile ed efferata è solo fiction, passatempo per stupire gli amici nei dialoghi da salotto comodo. Io adesso ho paura per il mio amico Sergio Nazzaro, perché ha fatto nomi e cognomi, ha detto date e luoghi, e questo di solito non si fa. E anche se so che alla fine materialmente questo non lo aiuterà se le cose dovessero farsi davvero pericolose per lui e la sua famiglia voglio chiudere questa recensione con un grazie. Ho comprato questo libro e lo conserverò, perché quando i miei figli saranno cresciuti voglio farglielo leggere e dire loro "Io conosco una persona coraggiosa: Sergio Nazzaro, che ha scritto questo libro.". Grazie Sergio. Spero di potertelo dire di persona un giorno o l'altro.
a.bottero[resistere]botteroedizioni.it
…a vagabondare per le stanze del Castello di Cagliostro, a quasi due mesi dalla nostra ultima visita. Fuor di metafora: è un bel po’ che non postiamo né vediamo postare su questo blog, e ci dispiace.
Ci dispiace perché lo avevamo immaginato come un crocevia affollato, uno spazioporto in cui i satelliti che ruotano intorno alla Cagliostro e-Press potessero incrociarsi, collidere, creare nuovi mondi. Pensavamo a un vettore di stimoli continui, un campanello che tenesse sempre sul “chi va la?” lettori e appassionati, in cui gli aggiornamenti e le novità si susseguissero incessanti.
Non è stato così finora, soprattutto perché la testa e le energie erano altrove, impegnate a far crescere questa piccola realtà indipendente e farle superare indenne il traguardo del Primo Anno di Attività su Carta.
Per le comunicazioni ufficiali, rimane attiva la sezione e-News in home page del sito www.cagliostroepress.com, pensate piuttosto al Castello di Cagliostro come a un salotto in cui commentare e “toccare con mano” la nostra attività.
Venite a conversare con noi, ma non aspettatevi di farlo seduti in poltrona. Qui si chiacchiera in piedi, passeggiando attraverso ampi ed echeggianti Corridoi, adatti per natura ad accogliere e far rincorrere le Voci (…preview e work in progress a bizzeffe, ragazzi, per capirci!). Parleremo di fumetti, ovviamente: dei nostri, ma non solo. Aspettatevi di più: incursioni nei territori degli altri linguaggi della narrazione, dettagliati reportage di guerra, in diretta dalle trincee di fiere e mostre mercato. Gli aggiornamenti saranno frequenti, gli spunti di riflessione sempre più numerosi. Faremo sentire la nostra voce, e voi…Beh, continuate a seguirci e a criticarci con lo stesso interesse che avete mostrato finora!
Vi aspettiamo!

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